Biopsia renale

Perché viene effettuata una biopsia renale

Circa tre milioni di italiani hanno una qualche forma di malattia renale e/o urologica e molti di più sono a rischio di svilupparla.

La biopsia renale consiste nel prelievo, tramite apposita strumentazione, di un piccolo frammento di rene, su cui saranno poi eseguite indagini istologiche, immunoistochimiche e ultrastrutturali, particolari, che forniranno al clinico la diagnosi corretta, aiuto fondamentale sia nella scelta terapeutica migliore.

Data l’importanza e la delicatezza della manovra invasiva che si effettua, e quindi del relativo rapporto rischio/benificio, la scelta nell’eseguire la biopsia renale deve considerare sia le indicazioni alla stessa che le controindicazioni assolute e/o relative che la tecnica utilizzata comporta.

1.1 Indicazioni alla biopsia renale

Le biopsie renali sono effettuate per i seguenti motivi:
• per individuare una specifica malattia e determinare se è in grado di rispondere alla terapia
• per valutare la gravità del danno renale
• per valutare la risposta alla terapia
• per determinare perché vi è un peggioramento della funzionalità renale in un portatore di trapianto renale

Le principali indicazioni alla biopsia renale sono la sindrome nefrosica idiopatica, la proteinuria asintomatica, la sindrome nefritica acuta, le malattie sistemiche (come il lupus eritematoso), le patologie dei piccoli vasi (vasculiti) con interessamento renale, l’insufficienza renale acuta, l’insufficienza renale cronica di incerta diagnosi in presenza di reni non ancora ridotti di volume, la macroematuria in assenza di patologie urologiche precedentemente indagate. Questa procedura viene effettuata mediane ricovero in struttura sanitaria adeguata e prevede una degenza di almeno 24 ore, salvo complicazioni.

 Biopsia renale

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