Nuova terapia della Pressione Arteriosa?

Ablazione dei nervi con radiofrequenza.
Anche se la tecnica ha già fornito le prime evidenze di efficacia terapeutica in pazienti ipertesi resistenti alla terapia farmacologica, non è ancora raccomandata dalle linee guida dell’ipertesione artriosa (ESH-ESC 2018).
Ha comunque dimostrato, nei due grossi studi internazionali) una chiara e stabile riduzione pressoria a 12 e a 24 mesi della procedura. Circa il 70% dei pazienti “resistenti” infatti ha dimostrato una alta riduzione pressoria (di circa 20 mmHg di sistolica e circa 7-8 mmHg di diastolica) per effetto dell’intervento. Circa il 35% ha evidenziato una normalizzazione (pressione arteriosa < 140/90 mmHg). Tale risultato assume particolare rilievo se si considera che l’ipertensione resistente alla terapia farmacologica è frequente nella pratica clinica con un’incidenza pari a circa il 12-15% delle forme ipertensive e si associa ad un elevato rischio di complicanze cardiache.
La denervazione renale consiste nell’utilizzo di un catetere – elettrodo, introdotto nelle arterie renali attraverso un cateterismo dall’arteria femorale, collegato a un’apparecchiatura che emette corrente in radiofrequenza. L’elettrodo applicato in diversi punti dell’arteria renale provoca un riscaldamento della sua parete che danneggia le fragili fibre sinaptiche. L’applicazione viene eseguita per entrambe le arterie renali. L’effetto rilevato è un abbassamento progressivo della pressione nei mesi successivi.
I dati preliminari presentati al Congresso Europeo di Ipertensione, suggeriscono anche le potenzialità della metodica nel migliorare il profilo metabolico glicemico e la condizione di insulino-resistenza nei pazienti diabetici. Si è visto infatti che la denervazione renale, andando ad agire sul sistema nervoso simpatico, determina un miglioramento del metabolismo glucidico e della sensibilità all’insulina, così come un incremento della tolleranza al glucosio.
Non solo, la procedura si è dimostrata sicura e in grado, in un prossimo futuro, di essere impiegata anche per ridurre il danno d’organo cardiaco e renale associato allo stato ipertensivo.

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