3 passi per curare l’ipertensione

Prof. Rosario Cianci: “L’ipertensione arteriosa, che colpisce il 30% della popolazione, è tra i principali fattori di rischio per infarto e ictus e, più in generale, per le malattie cardiovascolari”.

di Regina Geloso   ipertensione arteriosa, misurazione pressione

L’ipertensione arteriosa è una condizione clinica in cui la pressione del sangue nelle arterie della circolazione sistemica risulta elevata. Inevitabilmente questo significa un aumento di lavoro per il cuore.

“L’ipertensione arteriosa – spiega Prof. Rosario Cianci Responsabile del Centro “Marcello Malpighi per la diagnosi e la cura dell’ipertensione arteriosa”, Azienda Policlinico Umberto I UOC di Nefrologia B, La Sapienza Università di Roma – è una patologia che riguarda circa il 30% della popolazione. Esistono diversi tipi di ipertensione arteriosa curabili sia farmacologicamente sia con altre terapie che necessitano di intervento chirurgico”. Una diagnosi precoce può evitare complicanze o, addirittura, salvare la vita. Si perché l’ipertensione arteriosa è tra i principali fattori di rischio per infarto e ictus e, più in generale, per le malattie cardiovascolari.

“La diagnosi precoce – prosegue Prof. Cianci – è fondamentale per stabilire se nel processo terapeutico si debbano utilizzare farmaci o interventi di altro tipo, ma soprattutto per prevenire le patologie cardiovascolari correlate all’ipertensione arteriosa stessa. Infatti, il paziente iperteso, non solo è un paziente a rischio cardiovascolare, ma insieme ad altre comoborbidità può peggiorare la sua condizione di base”.

Secondo uno studio condotto dall’Imperial College London in collaborazione con L’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato su Lancet a fine 2016, salgono a un miliardo e 130 milioni le persone con problemi di pressione alta. Nel 2015, oltre la metà degli adulti ipertesi viveva in Asia; si è, dunque, verificato un pericoloso incremento del numero di ipertesi nei Paesi a medio e basso reddito.

Purtroppo l’ipertensione non è completamente curabile, ma può essere tenuta sotto controllo e consentire una vita del tutto normale con 3 semplici passi:

  1. adottare uno stile di vita sano,
  2. tenere sotto controllo la pressione con misurazione periodica e costante,
  3. seguire con costanza le terapie indicate dallo specialista.

“La figura dello specialista è responsabile di un approccio diagnostico precoce e rapido mirato alla differenziazione tra le due forme di ipertensione arteriosa, di cui si è accennato prima, e di impostare la terapia che deve essere calibrata sul paziente. Esistono, infatti, diverse tipologie di pazienti. La più difficile da trattare? Il paziente iperteso resistente. Le difficoltà nella strategia terapeutica sono riscontrate non solo dal paziente stesso, ma anche dallo stesso medico curante”.

Adottare uno stile di vita sano, che vuole dire?

Scegliere abitudini di vita che si prendano cura della nostra salute, significa di per sé “fare prevenzione”, diminuendo così i fattori di rischio che portano ad un innalzamento anomalo della pressione.

Un’alimentazione corretta è alla base del controllo del peso, insieme ad una regolare e controllata attività fisica. Entrambe sono molto importanti per la salute dell’individuo in generale e, nello specifico, per la salute del cuore e dell’apparato circolatorio.

I soggetti in sovrappeso sono, infatti, più a rischio per l’insorgenza di patologie cardiovascolari, diabete e ipertensione arteriosa.

Bollino nero per il fumo: la nicotina di una sigaretta stimola la produzione di adrenalina, accelerando i battiti del cuore ed aumentando la pressione sanguigna.

L’alimentazione che fa bene al cuore

Occorre migliorare l’equilibrio alimentare e nutrizionale: da una parte aumentando il consumo di frutta, verdura e pesce “grasso”, dall’altra invece, limitando il consumo di olii, grassi, alcol e sale.

Il sale è, infatti, un pericolo spesso nascosto nella nostra alimentazione: basti pensare che una grossa fetta del consumo di sale è costituita da quello che si trova naturalmente nei cibi o derivato dai processi di lavorazione industriale. Solo una piccola percentuale è legata al sale utilizzato in cucina come condimento.

Tenere sotto controllo la pressione con misurazione periodica e costante

Monitorare quotidianamente la pressione del sangue, anche a casa, e annotarne i risultati per poterli poi comunicare al medico curante, è un ottimo strumento non solo per tenere la pressione arteriosa sotto controllo, ma anche per verificare se la cura in corso è efficace.

Seguire le terapie prescritte dallo specialista

In caso si rendesse necessaria l’assunzione di farmaci per il controllo della pressione, il paziente ha un ruolo fondamentale per garantire l’efficacia della cura: prenderli con costanza. Esistono tanti sistemi e piccoli stratagemmi per evitare la dimenticanza; dal porta pillole settimanale, a sveglie e alert su smartphone o classico promemoria sul frigorifero.

Come fare se è necessario seguire la terapia farmacologica in vacanza? Porta con te una copia della prescrizione e i contatti del tuo medico; conserva le medicine in valigia ed anche in una piccola borsa che tieni sempre con te: eviterai problemi in caso di smarrimento.

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L'ipertensione arteriosa spiegata da Prof. Rosario Cianci Responsabile del Centro “Marcello Malpighi per la diagnosi e la cura dell’ipertensione arteriosa”, Azienda Policlinico Umberto I UOC di Nefrologia B, La Sapienza Università di Roma. Si tratta di una patologia che riguarda circa il 30% della popolazione e che è tra i principali fattori di rischio per infarto e ictus e, più in generale, per le malattie cardiovascolari. Una diagnosi precoce può evitare complicanze o, addirittura, salvare la vita.

L'Insufficienza Renale è una condizione nella quale i reni non riescono più a svolgere le loro funzioni, legate soprattutto alla funzione depuratrice(eliminazione delle scorie) dell'equilibrio acido-base dell'organismo, del bilancio idrico e salino, e funzioni ormanali legata ad esempio alla eritropiesi.ì e di altri ormoni. Già dopo mi 30 anni ogni anno perdiamo 1 punto di capacità funzionale renale e fatto 100 un valore normale a questa età, arrivati ad 80 anni ci trovianmo con il 50% di capacità funzionale residua (da non confondere con l'isufficienza renale cronica)

L'Insufficienza Renale invece si sviluppa lentamente in maniera silente, nel corso dei mesi, e manifesta i suoi primi sintomi quando è già in una fase avanzata.

Vediamo, quindi, quali sono i sintomi dell'Insufficienza Renale ei segnali da non ignorare.

Insufficienza Renale Cronica

L'Insufficienza Renale si distingue in:

  • Insufficienza Renale Acuta quando si sviluppa rapidamente
  • Insufficienza Renale Cronica quando si sviluppa lentamente e in modo progressivo

Si può guarire dall'Insufficienza Renale?

L'Insufficienza Renale Cronica purtopppo è una condizione quasi sempre irreversibile quando è diagnosticata in una fase avanzata.

Con alcuni interventi quali modifiche dell'alimentazione, dello stile di vita e l’assunzione di alcuni farmaci, si può rallentarne l'evoluzione. Ma una volta raggiunto lo stadio più avanzato le uniche opzioni sono il trapianto di rene e la dialisi.

Sintomi dell'insufficienza renale acuta

E' importante riconoscere tempestivamente i sintomi di una Insufficienza Renale Acuta per poter intervenire rapidamente:

  • Diminuzione del volume delle urine
  • Ritenzione idrica con gonfiore di gambe, caviglie o piedi
  • Sonnolenza e affaticamento
  • Fiato corto causato da un edema polmonare (accumulo di liquidi nei polmoni)
  • Confusione mentale
  • Nei casi più gravi convulsioni o coma

Sintomi dell'Insufficienza Renale Cronica

L'Insufficienza Renale Cronica purtroppo ancora oggi a volte si diagnostica quando ormai la patologia è arrivata ad uno stadio avanzato.

Nello stadio iniziale i sintomi possono essere confusi facilmente con altri disturbi.

  • Nausea e vomito
  • Inappetenza
  • Affaticamento e debolezza
  • Insonnia
  • Diminuzione nella quantità di urina
  • Confusione mentale
  • Contrazioni muscolari involontarie
  • Gonfiore a piedi e caviglie
  • Prurito persistente
  • Fiato corto
  • Ipertensione

Attenzione particolare al prurito: uno studio pubblicato sul Clinical Journal della American Society of Nephrology (CJASN) ha indicato che il prurito può essere un chiaro segnale di problemi nefrologici e rappresenta un problema comune tra i pazienti in dialisi.

I sintomi dell'Insufficienza Renale da non sottovalutare

La National Kidney Foundation ha elencato i segnali che non vanno mai sottovalutati e che possono indicare una insufficienza renale:

  • Stanchezza costante e scarsa energia: quando i reni non funzionano più come dovrebbero si registra un incremento di scorie e tossine nel sangue che può facilmente provocare difficoltà di concentrazione e stanchezza costante
  • Disturbi del sonno: apnea notturna e difficoltà a prendere sonno sono comuni nei pazienti con ridotta funzionalità renale, questo perché il liquido le scorie non filtrate dai reni restano nel sangue e ciò influisce sulla qualità del sonno
  • Prurito e secchezza della pelle: quando i reni non riescono più a lavorare correttamente le scorie provocano secchezza cutanea, disidratazione cronica e ostacolo alla produzione di sebo da parte delle ghiandole della cute. Tutto ciò provoca prurito anche costante
  • Minzione frequente: il continuo stimolo ad urinare, soprattutto notturno, è causato dal danno tubulare.
  • Presenza di sangue nelle urine: i filtri dei reni che sono ormai danneggiati possono provocare un'ematuria, cioè delle perdite di cellule del sangue nelle urine
  • Urina schiumosa: può essere legata alla perdita di proteine
  • Gonfiore di piedi e caviglie: legate al carico salino  che fanno sì che il sodio si accumuli provocando gonfiore diffusi
  • Crampi muscolari: bassi livelli di calcio e fosforo nel corpo essere responsabili di crampi muscolari

Fonti

https://www.sciencedaily.com/releases/2019/04/190411172551.htm

https://www.kidney.org/atoz/content/about-chronic-kidney-disease#symptoms

La emozioni che proviamo coinvolgono anche il nostro corpo e la loro qualità ha un forte impatto sulla salute. Reazioni che originano da stress ed emozioni negative mediano modificazioni indesiderabili nella fisiologia dell'organismo che, se protratte nel tempo, possono produrre o esacerbare una varietà di problemi come le alterazioni del sonno, malattie cardiovascolari, ipertensione, emicranie, ictus, disturbi d'ansia e depressione. Viceversa, emozioni positive come apprezzamento, cura, amore e compassione non solo sono piacevoli da provare ma alimentano il nostro equilibrio psicofisico e costituiscono fattore di protezione contro i disturbi di natura psicofisiologica, accrescendo il benessere generale dell'individuo.

I disturbi che includono sia una componente mentale che corporea sono numerosi e rilevati con crescente frequenza nell'assistenza medica primaria. La componente mentale include stress ed esperienze emotive negative che provocano squilibri nel Sistema Nervoso Autonomo (SNA), i quali a loro volta mediano una pletora di sintomi corporei tra cui dolore, disturbi del sonno, alterazioni dell'appetito, affaticamento, vertigini e nausea per citarne alcuni. In molti casi, la stimolazione eccessiva e prolungata nel tempo del sistema nervoso simpatico, uno dei rami del SNA, è particolarmente problematica per determinate affezioni come la sindrome dell'intestino irritabile o la sindrome di Tourette e può portare a riacutizzazioni di queste condizioni. Alcuni dei disturbi psicofisiologici più comuni osservati ogni giorno nell'assistenza medica primaria includono:
- Insonnia
- Sindrome dell'intestino irritabile
- Ipertensione arteriosa
- Disturbi somatoformi (somatizzazione e conversione)
- Tic nervosi e sindrome di Tourette

La terapia psicologica per la riduzione dello stress e gestione dell'equilibrio emozionale utilizza la tecnica del Biofeedback per stimolare una buona sinergia tra i due rami simpatico e parasimpatico del SNA, attraverso un'azione curativa prodotta dalla psiche e dalla qualità delle emozioni provate dall'individuo.

Dott. Massimiliano Cianci

      A CURA DI
     In questi giorni si stanno diffondendo in maniera incontrollata notizie potenzialmente                pericolose (e non verificate) per la gestione della salute di chi soffre di problemi cardiovascolari, che affermano un collegamento tra l’infezione da Sars Cov-2 e l’assunzione di particolari farmaci per il cuore, in particolare per il trattamento dell’ipertensione arteriosa.

 

Abbiamo chiesto al Prof. Gianfranco ParatiDirettore Scientifico e Direttore del Dipartimento Cardio-Neuro-Metabolico di Auxologico San LucaProfessore di Medicina Cardiovascolare, Universita degli Studi Milano-Bicocca e cardiologo di fama internazionale, di fare chiarezza per evitare allarmismi.

PERCHÉ È NATO QUESTO ALLARMISMO SU CORONAVIRUS E FARMACI ANTI-IPERTENSIVI?

Non sappiamo molto del nuovo coronavirus, che ha meccanismi di interazione molto complessi: quindi ogni affermazione va fatta con molta cautela e solo sulla base di dati scientifici.

Quello che sappiamo al momento è che il coronavirus si serve di particolari recettori, chiamati ACE2, che sono coinvolti anche in meccanismi di regolazione cardio-vascolare. Anche i farmaci per l’ipertensione agiscono sul recettore ACE2.

Un recettore è una particolare proteina che si lega con un fattore specifico. Questo legame provoca una variazione di conformazione del recettore stesso, che a sua volta scatena una risposta cellulare o un effetto biologico. Il recettore funziona come un interruttore, che si attiva solo in presenza di fattori specifici.

Da qui è nato il malinteso. Al momento infatti l’evidenza dell’esistenza di questo recettore non si accompagna ad alcuna evidenza che i farmaci per l’ipertensione abbiano una qualche interazione con l’infezione, né se un’eventuale interazione possa essere negativa o invece addirittura protettiva per il paziente.

COS'È L'IPERTENSIONE?

PERCHÉ NON BISOGNA SOSPENDERE LA TERAPIA

Ad oggi dunque non c’è nessuna indicazione per modificare una terapia di questo tipo, in particolare nel caso di terapia a base di ACE inibitori o antagonisti dei recettori dell’angiotensina II (i cosiddetti “sartani”), mentre ci sono dati molto chiari e forti sulla pericolosità di sospendere questi farmaci, in assenza di una motivazione specifica individuata dal proprio medico.

Quello che sappiamo con certezza infatti è che i farmaci per l’ipertensione sono farmaci salvavita, che hanno dimostrato negli ultimi decenni di essere in grado di ridurre significativamente il rischio di complicanze cardiovascolari e sistemiche gravi, quali ictus cerebrale, infarto miocardico, scompenso cardiaco e insufficienza renale.

Sono quindi farmaci che aiutano a proteggere il cuore, i reni, il cervello… Non bisogna quindi mai modificare (o peggio ancora sospendere) una terapia efficace con questi farmaci, se non in casi particolari e solo in totale accordo con il medico curante,  quando si presentino controindicazioni o motivazioni cliniche specifiche.

LE LINEE GUIDA DELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE CONTRO L’IPERTENSIONE ARTERIOSA

Qui di seguito, le linee guida dell’Organizzazione mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa scritte dal Prof. Gianfranco Parati. Queste indicazioni internazionali sono indirizzate ai medici e a pazienti affetti da ipertensione: contengono raccomandazioni specifiche per le persone con ipertensione nella prevenzione dell’infezione da nuovo coronavirus.

1. NON SOSPENDERE LA TERAPIA

Continua ad assumere i farmaci per l’ipertensione arteriosa come prescritto dal tuo medico curante.

2. MISURA LA PRESSIONE

Se possibile, misura la pressione arteriosa a casa. Potrebbe diventare leggermente più bassa o più alta del solito, ma non modificare il trattamento senza prima parlare con il medico o con il centro per l’ipertensione di riferimento. Va ricordato che una pressione arteriosa bassa può derivare da una scarsa idratazione - vedi il punto successivo.

3. RESTA IDRATATO

Mantieni un’adeguata idratazione: Molti soggetti, in particolare gli adulti più anziani, non assumono una quantità di liquidi adeguata. Utile preparare uno schema sul calendario per essere sicuri di assumere una quantità sufficiente di liquidi tutti i giorni.

 3 passi per curare l'ipertensione

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Il Professor Rosario Cianci professore associato di Nefrologia, opera a Roma presso Il policlinico Umberto I, dove è Direttore del Centro Malpighi e della Unità Operativa Dipartimentale di Nefrologia (Dh e Day-Service Nefrologico) e docente di ruolo all'Università La Sapienza di Roma.

Svolge la propria attività privata presso lo studio in via Tagliamento,25 e per i ricoveri presso: la Casa di Cura Nostra Signora della Mercede, Mater Dei e Paideia.
Si occupa in particolar modo di Ipertensione arteriosa,delle malattie vascolari associate all'ipertensione arteriosa e delle malattie renali primitive e secondarie.

Ha maturato inoltre una particolare esperienza sullo studio delle malattie vascolari renali e soprattutto della stenosi dell'arteria renale.

Coordinatore Regionale della Società Italiana dell'ipertensione (SIIA)

È socio di diverse Società Scientifiche italiane.

Pubblica e revisiona su e per riviste internazionali numerosi articoli scientifici nel campo della nefrologia, dell'ipertensione e delle malattie vascolari renali.

E' responsabile delle seguenti Strutture e Servizi:

Unità Operativa Dipartimentale "Dh e Day-Service Nefrologico"

"Centro Marcello Malpighi per la diagnosi e la cura dell'ipertensione arteriosa" del Policlinico Umberto I- La Sapienza Università di Roma

Ambulatorio SIIA (Società Italiana dell'Ipertesione arteriosa) dell'ipertensione arteriosa.

Servizio di Diagnostica Strumentale delle Complicanze Vascolari dell'Ipertensione Arteriosa, Ultrasonografia Interventistica Nefrologica.

Le patologie che tratta sono le seguenti:

Ipertensione arteriosa

Malattie Vascolari sia primitive che secondarie all'ipertensione arteriosa

Nefropatie

Stenosi dell'arteria renale

 3 passi per curare l'ipertensione

 

Come si cura l’ipertensione arteriosa?

Obiettivo della cura dell’ipertensione arteriosa è la riduzione dei valori pressori e del rischio di ammalare di malattie cardiovascolari. La riduzione della pressione deve essere ottenuta gradualmente per prevenire la fiacchezza che nei primi giorni la riduzione della pressione può causare ed il rischio di compromettere la perfusione degli organi (cervello, cuore, reni, eccetera).

La riduzione della pressione può essere ottenuta con opportuni provvedimenti igienico-dietetici e con farmaci.

Le misure igienico-dietetiche prevedono:

  • aumento dell’attività fisica (camminare, andare in bicicletta, palestra)
  • riduzione del peso corporeo con una adeguata dieta ipocalorica nel caso di obesità
  • riduzione del consumo di sale con i cibi.

Questi provvedimenti riducono la pressione di pochi millimetri di mercurio, richiedono un costante impegno e una forte motivazione individuale. Nel perseguire questo impegno va tenuto in considerazione che adottare queste misure igienico-dietetiche hanno effetti vantaggiosi a lungo termine anche su altri fattori di rischio spesso associati all’ipertensione, come l’obesità, l’ipercolesterolemia e il diabete.  E si traducono quindi in una riduzione del rischio cardiovascolare globale del paziente, inoltre consentano un ricorso più contenuto ai farmaci. Per tali ragioni queste misure non farmacologiche anche quando il medico ritiene necessario intervenire con una terapia farmacologia per il controllo della pressione arteriosa.

Quali sono i farmaci che abbassano la pressione arteriosa?
I farmaci antiipertensivi sono molto numerosi ed agiscono attraverso meccanismi ben conosciuti e diversi. Le categorie più importanti sono i diuretici, i bloccanti del sistema renina – angiotensina, un meccanismo ormonale che regola la pressione arteriosa (ACE inibitori, inibitori del recettore AT1 dell’angiotensina II), i calcioantagonisti, che bloccano l’entrata di calcio nelle cellule muscolari delle arteriole e riducono l’eccessiva costrizione arteriolare, i betabloccanti, gli alfabloccanti e gli antiadrenergici centrali, che riducono a vari livelli la risposta circolatoria agli stimoli del sistema nervoso simpatico. I farmaci antiipertensivi sono di solito efficaci e ben tollerati.

Quale farmaco è più efficace?
Va detto che non sempre è sufficiente un solo farmaco per ottenere un buon controllo pressorio e che spesso si deve ricorrere ad una terapia di associazione, che prevede l’assunzione di due o più farmaci. Alcune associazioni di farmaci antiipertensivi sono già presenti nella preparazione commerciale, altre devono essere realizzate ricorrendo alla combinazione di più compresse.

Il programma terapeutico prevede di solito di iniziare con un farmaco, cui, in caso di non soddisfacente risposta, dopo qualche settimana se ne assocerà un altro, e poi un altro fino al raggiungimento del controllo pressorio ottimale. In caso di effetti collaterali, si cambierà il tipo di antiipertensivo. Va sottolineato infatti che molti degli effetti collaterali sono tipici di una sola categoria (vampate e gonfiore delle caviglie con i calcioantagonisti, tosse con ACE inibitori…). Tali effetti collaterali non sono frequenti e non sono pericolosi, ma devono essere riferiti al medico, per modificare opportunamente la terapia e scegliere farmaci meglio tollerati. Va ricordato però che un po’ di fiacchezza è la regola durante i primi giorni di cura, è secondaria alla riduzione della pressione e quasi sempre scompare rapidamente.

La scelta del farmaco antiipertensivo iniziale dipende dall’esperienza del medico e dalle malattie presenti e pregresse del paziente. Per molte condizioni cliniche sono raccomandate alcune particolari categorie di farmaci per iniziare la cura (diuretici e bloccanti del sistema renina- angiotensina nello scompenso cardiaco, ACE inibitori e bloccanti del recettore dell’angiotensina II nel diabetico ecc.). La necessità molto frequente di dover ricorrere alle associazioni di più categorie di farmaci atiipertensivi, rende meno pressante la forza di questa raccomandazione.

 3 passi per curare l'ipertensione

L’ipertensione arteriosa non è una malattia di per sé ma aumenta il rischio di essere colpito da ictus cerebrale, infarto di cuore, insufficienza renale ed altre malattie. D’altro canto, il ricorso alle cure oggi disponibili permette di eliminare pressoché completamente questo rischio “aggiuntivo”. Quando è che si può parlare di ipertensione arteriosa?

Quando si parla di ipertensione arteriosa?

Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari cresce con l’aumentare dei valori pressori. Un soggetto con valori di pressione sistolica di 120 mm Hg (considerati assolutamente normali) ha comunque un rischio cardiovascolare leggermente superiore a chi presenti una pressione sistolica di 110 mm Hg.

Tuttavia, secondo il consenso degli esperti, si ritiene che il rischio cardiovascolare aumenti al punto di giustificare un intervento terapeutico, anche farmacologico, in presenza di valori di pressione pari o superiori a 140 mm Hg per quanto riguarda la pressione sistolica (la “massima”) e/o pari o superiori a 90 mm Hg per quanto riguarda la pressione diastolica (la “minima”). Valori pressori compresi tra 140/90 e 160/100 sono definiti ipertensione arteriosa di grado 1, tra 160/100 e 180/110 si parla di ipertensione arteriosa di grado 2 e, oltre i valori di 180/110, si parla di ipertensione arteriosa di grado 3.

Tabella 1: Classificazione dell’ipertensione suggerita dall’OMS/ISH, basata sui livelli della pressione arteriosa nei soggetti adulti di età uguale o superiore a 18 anni.

Categoria Pressione arteriosa in mm Hg
Sistolica Diastolica
Ottimale < 120 < 80
Normale < 130 < 85
Normale – alta 130 – 139 85 – 89
Ipertensione di Grado 1 borderline 140 – 149 90 – 94
Ipertensione di Grado 1 lieve 150 – 159 95 – 99
Ipertensione di Grado 2 moderata 160 – 179 100 – 109
Ipertensione di Grado 3 grave ≥180 ≥110
Ipertensione sistolica isolata borderline 140 – 149 < 90
Ipertensione sistolica isolata ≥150 < 90

N.B.: Quando la pressione sistolica e diastolica di un paziente rientrano in categorie differenti la classificazione va fatta in base alla categoria maggiore.

Ipertensione: cause

Le forme di ipertensione arteriosa in cui è possibile dimostrare una causa precisa, cioè organica, legata a specifiche malattie di un organo, sono definite “secondarie”. In molti casi la causa di ipertensione è una malattia del rene, conseguente a precedenti nefriti, pielonefriti o infezioni delle vie urinarie particolarmente frequenti.

Talora sono in gioco malattie dell’apparato endocrino, in particolare affezioni delle ghiandole surrenali che possono dar luogo alla sindrome di Cushing, all’iperaldosteronismo o al feocromocitoma. In altri casi ancora la causa dell’ipertensione è ascrivibile a restringimenti localizzati delle arterie (coartazione aortica, stenosi dell’arteria renale).

Comunque, solo in un paziente iperteso su venti (circa il 5%) è possibile individuare una causa specifica dell’ipertensione: nella grande maggioranza dei casi, invece, gli accertamenti diagnostici utilizzati più comunemente non evidenziano alcuna malattia che possa essere considerata responsabile dell’ipertensione. In questi pazienti, il rialzo pressorio è verosimilmente provocato dal funzionamento difettoso dei meccanismi che hanno il compito di mantenere in equilibrio i valori pressori. In questi casi, l’ipertensione arteriosa viene definita “essenziale” o “primaria” o “idiopatica”, tutti termini che cercano di rendere meno evidente la incapacità di definire con esattezza i meccanismi che hanno causato l’aumento pressorio.

 3 passi per curare l'ipertensione

L'ipertensione arteriosa è una malattia spesso asintomatica. Di conseguenza, se non viene curata in maniera efficace, può comportare l'insorgenza di gravi problemi. È pertanto necessario essere seguiti con regolarità da un medico e misurare la pressione arteriosa regolarmente.

Che cos'è la pressione arteriosa?

La pressione, o tensione, arteriosa è la pressione esercitata dal sangue pompato dal cuore sulle pareti delle arterie. La pressione arteriosa aumenta quando si è sotto sforzo e diminuisce a riposo.

Quali sono i valori oltre i quali si è in presenza di ipertensione?

In alcuni casi, la pressione arteriosa può rimanere troppo alta, anche quando si è a riposo. Si parla di ipertensione arteriosa quando la pressione è superiore a 140/90 a riposo. In caso di diabete o malattie renali, i limiti sono inferiori.

Chi può soffrire di ipertensione?

Spesso sono ipertese le persone sovrappeso, i fumatori e le persone che hanno un'anamnesi familiare di ipertensione.

L'età, l'eccesso di peso, l'assunzione di alcuni farmaci, ad esempio i contraccettivi orali, possono causare ipertensione.

Quali sono le conseguenze dell'ipertensione?

Livelli di pressione costantemente elevati danneggiano le pareti delle arterie, compromettono il buon funzionamento del cuore sovraffaticandolo e comportano danni renali e agli occhi. L'ipertensione è un importante fattore di rischio di malattie cardiovascolari.

Quando è opportuno controllare la pressione?

L'ipertensione non è praticamente quasi mai associata a sintomi particolari. Viene spesso individuata dal medico curante durante le visite di routine.

Talvolta può comportare cefalee mattutine, senso di stordimento e problemi alla vista.

Inoltre, può causare affaticamento o affanno durante gli sforzi. Occorre pertanto farsi seguire regolarmente da un medico e misurare la pressione regolarmente.

 Affinché l'ipertensione arteriosa rimanga priva di conseguenze deve essere curata al più presto e nel modo più efficace possibile. Sottoponetevi regolarmente a visite di controllo e chiedete al medico di misurarvi la pressione arteriosa.

L'ecocolor- Doppler vascolare permette di studiare la circolazione all'interno dei vasi sanguigni utilizzando gli ultrasuoni.

Cos'è l'ecocolor-Doppler?

È un esame che rileva le alterazioni della parete vasale.

L'ecografia Doppler (o più semplicemente eco-Doppler) combina due tecniche: l'ecografia, che permette di visualizzare le strutture solide, e il Doppler, che misura il flusso sanguigno (la direzione e la velocità del sangue). In particolare, l'ecocolor-Doppler viene utilizzato per la diagnosi delle malattie cardiache e dei vasi sanguigni.

Dovrò sottopormi a preparativi particolari a casa prima dell'esame?

Non è richiesta alcuna preparazione preliminare all'esame.

L'esame è indolore e non presenta controindicazioni o effetti secondari.

Potrete mangiare normalmente.

Potrete continuare a prendere i farmaci abituali.

Al termine dell'esame, potrete rientrare a casa in totale autonomia e riprendere la vostra normale attività.

Come si svolge l'esame?

Il paziente viene fatto sdraiare su un letto, solitamente sul dorso.

Quindi appoggia e muove una piccola sonda sulla zona da esaminare.

Questo esame consente di visualizzare le pareti delle arterie e il loro interno.

Si ricercano principalmente eventuali placche ateromatose. Un ateroma o placca è un deposito di grassi su una parte della parete interna di un'arteria che ostacola la circolazione del sangue. Esso determina quindi una riduzione del diametro dell'arteria ed è possibile che si formi un coagulo. L'obiettivo dell'esame è realizzare una cartografia completa delle eventuali lesioni.

Esame Ecocolor Doppler

Questo esame comporta dei rischi?

E' un esame totalmente indolore in quanto utilizza gli ultrasuoni.

Quanto tempo dura?

Dai 10 ai 20 minuti circa.

Dove viene effettuato?

Nei centri di radiologia o presso gli studi di angiologia.

E i risultati?

Generalmente, i risultati sono disponibili immediatamente.

Conservateli con cura e non dimenticate di portarli con voi alle visite successive ed al vostro medico di famiglia.

 3 passi per curare l'ipertensione

Perché viene effettuata una biopsia renale

Circa tre milioni di italiani hanno una qualche forma di malattia renale e/o urologica e molti di più sono a rischio di svilupparla.

La biopsia renale consiste nel prelievo, tramite apposita strumentazione, di un piccolo frammento di rene, su cui saranno poi eseguite indagini istologiche, immunoistochimiche e ultrastrutturali, particolari, che forniranno al clinico la diagnosi corretta, aiuto fondamentale sia nella scelta terapeutica migliore.

Data l’importanza e la delicatezza della manovra invasiva che si effettua, e quindi del relativo rapporto rischio/benificio, la scelta nell’eseguire la biopsia renale deve considerare sia le indicazioni alla stessa che le controindicazioni assolute e/o relative che la tecnica utilizzata comporta.

1.1 Indicazioni alla biopsia renale

Le biopsie renali sono effettuate per i seguenti motivi:
• per individuare una specifica malattia e determinare se è in grado di rispondere alla terapia
• per valutare la gravità del danno renale
• per valutare la risposta alla terapia
• per determinare perché vi è un peggioramento della funzionalità renale in un portatore di trapianto renale

Le principali indicazioni alla biopsia renale sono la sindrome nefrosica idiopatica, la proteinuria asintomatica, la sindrome nefritica acuta, le malattie sistemiche (come il lupus eritematoso), le patologie dei piccoli vasi (vasculiti) con interessamento renale, l'insufficienza renale acuta, l'insufficienza renale cronica di incerta diagnosi in presenza di reni non ancora ridotti di volume, la macroematuria in assenza di patologie urologiche precedentemente indagate. Questa procedura viene effettuata mediane ricovero in struttura sanitaria adeguata e prevede una degenza di almeno 24 ore, salvo complicazioni.

 3 passi per curare l'ipertensione

Ablazione dei nervi con radiofrequenza.
Anche se la tecnica ha già fornito le prime evidenze di efficacia terapeutica in pazienti ipertesi resistenti alla terapia farmacologica, non è ancora raccomandata dalle linee guida dell'ipertesione artriosa (ESH-ESC 2018).
Ha comunque dimostrato, nei due grossi studi internazionali) una chiara e stabile riduzione pressoria a 12 e a 24 mesi della procedura. Circa il 70% dei pazienti “resistenti” infatti ha dimostrato una alta riduzione pressoria (di circa 20 mmHg di sistolica e circa 7-8 mmHg di diastolica) per effetto dell’intervento. Circa il 35% ha evidenziato una normalizzazione (pressione arteriosa < 140/90 mmHg). Tale risultato assume particolare rilievo se si considera che l’ipertensione resistente alla terapia farmacologica è frequente nella pratica clinica con un’incidenza pari a circa il 12-15% delle forme ipertensive e si associa ad un elevato rischio di complicanze cardiache.
La denervazione renale consiste nell’utilizzo di un catetere – elettrodo, introdotto nelle arterie renali attraverso un cateterismo dall’arteria femorale, collegato a un’apparecchiatura che emette corrente in radiofrequenza. L’elettrodo applicato in diversi punti dell’arteria renale provoca un riscaldamento della sua parete che danneggia le fragili fibre sinaptiche. L’applicazione viene eseguita per entrambe le arterie renali. L’effetto rilevato è un abbassamento progressivo della pressione nei mesi successivi.
I dati preliminari presentati al Congresso Europeo di Ipertensione, suggeriscono anche le potenzialità della metodica nel migliorare il profilo metabolico glicemico e la condizione di insulino-resistenza nei pazienti diabetici. Si è visto infatti che la denervazione renale, andando ad agire sul sistema nervoso simpatico, determina un miglioramento del metabolismo glucidico e della sensibilità all’insulina, così come un incremento della tolleranza al glucosio.
Non solo, la procedura si è dimostrata sicura e in grado, in un prossimo futuro, di essere impiegata anche per ridurre il danno d’organo cardiaco e renale associato allo stato ipertensivo.

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